Sufiana, Genova 26 Settembre : il Sufismo e la danza indiana in Bollywood

Posted by Valentina Manduchi | 09/17/2021 | Uncategorized
Cappello a cilindro, bianca gonna rotante ed espressione assorta.
In Occidente, Siamo abituati ad avere un immagine stereotipata del santo sufi.
Il canto sufi assomiglia a un sentiero di devozione e amore che conduce nientemeno che a Dio stesso. Una persona può sforzarsi verso l’intima conoscenza o la comunione con Dio ascoltando i Canti Sufi. Ma, nelle circostanze odierne, la musica sufi sembra aver portato Bollywood nel suo vortice.
Nel cinema indiano il sufismo ha un ruolo speciale sia nelle canzoni che nelle danze .
Scopriamolo insieme nel workshop di Valentina il 26/09.

Origini del Sufismo

«Si può dire che la sua vera origine è situabile nell’Asia turco-iraniana, che per ragioni storiche ha riassunto e inglobato insegnamenti esoterici buddhisti, hindù, classico-egizi e cristiani pur scaturendo da una matrice sciamanica non mai sopita; mentre in certe zone dell’Arabia e del Nordafrica soprattutto nei due ultimi secoli — è andato poi anche degenerando in aspetti folcloristico – popolari, che del misticismo sufico hanno ben poco, e anzi rischiano di screditarne l’immagine.»

Su quali siano le origini del sufismo, la questione è controversa: per alcuni studiosi si tratterebbe della continuazione di una preesistente e perenne filosofia esistenzialista preislamica, la cui espressione confluisce nell’Islam  altri, invece, sostengono la natura prettamente islamica del sufismo.

Fra questi, Titus Burckhardt (storico svizzero di religione cristiana evangelica, convertitosi all’Islam), respingendo l’idea che vede il sufismo originato da fonti non islamiche, rileva appunto l’inesistenza di elementi atti a ritenere che la catena di filiazione dei maestri sufi (silsila) non discenda per via diretta da Maometto e aggiunge che, se il sufismo non fosse originato dall’Islam, i suoi appartenenti non ricorrerebbero al simbolismo coranico durante la loro ricerca spirituale ed esoterica. Sebbene non neghi del tutto influenze di elementi preislamici (per forza di cose, non del tutto estranei alla natura teologica dell’Islam), ridimensiona la portata che questi ebbero sul sufismo. In definitiva, per Burckhardt il sufismo si è generato dagli insegnamenti tramandati dal Profeta.

Essenza

Parimenti discussa è la possibilità che l’essenza del sufismo si sia espressa sotto altre religioni o fenomeni metareligiosi. Chi vi si oppone ritiene che la sua essenza sia legata soprattutto agli insegnamenti di Maometto ed in seguito a quelli di Ali; oltre che alla concezione islamica di Allah e della spiritualità in generale.

I sufi, appartenenti a diversi ‘ordini‘ (comunità formatesi attorno a un maestro), si riuniscono per sessioni spirituali (majālis) in luoghi d’incontro detti zawiyakhanqa o tekke.

La tradizione sufi afferma che il movimento nacque da fedeli musulmani e compagni del Profeta (detti ahl al-ṣuffa, cioè ‘quelli della panca’, su cui aspettavano per offrire le proprie maestranze agli imprenditori di Medina), i quali si riunivano per recitare il dhikr nella moschea del Profeta (di fronte alla stanza della moglie Aisha), a Medina.

Tutti gli ordini sufi ricollegano molti dei propri precetti agli insegnamenti di Maometto, così come tramandati da ʿAlī b. Abī Ṭālib, suo cugino e genero; tranne i Naqshbandi, che si ispirano ad Abū Bakr. Tuttavia i musulmani aleviti e Bektashi (e alcuni sciiti) affermano che ogni ordine sufi deriva dal lignaggio spirituale (silsila) dei dodici imam, le guide spirituali islamiche previste negli ḥādīth dei dodici successori: tutti discendenti di Maometto tramite Fāṭima e ʿAlī. Perciò, ʿAlī viene considerato il ‘padre del sufismo’.

Bollywood usa la musica sufi da tempo immemorabile. I testi delle canzoni come ” Chhap tilak”, ” mere piya ghar aye ooo Ramji” dal film YAARANA o che si tratti di “Dum mast ka lander” sono tutti direttamente collegati a Dio.

Il simbolismo islamico ha riscosso  successo con un pubblico di milioni di persone, ad esempio nel blockbuster di Bollywood “Jodaa Akbar”. In una scena ormai leggendaria, l’attore Hrithik Roshan, che interpreta il sovrano Moghul Akbar, siede davanti a un raduno di dervisci.

La musica Qawwali viene suonata e i dervisci volteggiano in abiti bianchi.

L’altra faccia  dell’Islam

La musica guidata da Rahman promuove un messaggio di amore e tolleranza nella tradizione dei mistici islamici. Molti nella società indiana e non solo, nutrono pregiudizi nei confronti dell’Islam “standard”, spesso alimentati dai mass media.

I confini tra indù e musulmani sembrano sfumare,

raggiungendo un’unità oltre i confini confessionali nella felicità musicale.

In effetti, i dargah, i santuari sufi dell’India, sono visitati da generazioni sia da musulmani che da indù. La pratica religiosa in India è profondamente sincretica. Molti dei rituali sufi nel subcontinente sono simili a quelli praticati nei templi indù, ad esempio fare offerte di fiori e accendere incenso.

Il boom di Sufiaana ha fatto sì che i santuari sufi come il Nizamuddin Dargah a Delhi siano  inondati di visitatori, soprattutto il giovedì sera quando viene eseguita la musica qawwali.

L’industria cinematografica hindi è stata accreditata per aver reso popolare la musica sufi. Ma gli irriducibili cantanti sufi hanno espresso il loro disappunto nei confronti della commercializzazione della musica sufi. Il sufismo è il ramo mistico e antico dell’Islam che enfatizza il percorso del ricercatore verso l’unità estatica con Dio.

Valentina approfondisce nei suoi costanti viaggi e studi nel mondo, specie nel Subcontinente indiano, il rapporto tra l’Islam e la sua corrente mistica comparata alle pratiche spiritali presenti  in India.

Nel 2020 completa il suo primo umrah, il tradizionale pellegrinaggio alla città santa  Makkah.

Per vedere  i video clicca qui sotto

 

 

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